Più vecchio di mio padre…

Mi arriva un vecchio video. È di trentun’anni fa. Rivedo volti, risento voci e quanto meno ho la certezza che no, non le avevo dimenticate, sono esattamente come le ricordavo. E questa certezza mitiga il violento attacco di nostalgia, che mi assale a tradimento, prendendomi alle spalle. Mi rendo conto che troppe persone, in quei due minuti di immagini, non ci sono più. Ripenso a quegli anni, alla spensieratezza. Il mare, gli zii, gli amici. Ai tempi di quel video avevo quattordici anni. Una tavolata, di quelle belle, che mettevi su senza programmarla, chi c’è c’è, stasera si fa. Mica come si fa oggi, che se ne manca uno si rimanda e poi non si fa più nulla, perdendo occasioni su occasioni.

Il video segna le undici meno venti, di sera. Ci sono tutti quelli che ricordo di quegli anni, tranne noi ragazzi che magari a quell’ora eravamo già corsi al bar, a inseguire i nostri miti giovanili. E i primi amori. Oppure semplicemente in quei due minuti di video non siamo stati inquadrati, magari eravamo semplicemente fuori campo. Vedo un volto che ho amato e che amo ancora oggi con tutta la tenerezza di cui dispongo: quello di zio Gino, mia ancora di salvataggio, scialuppa affondata troppo presto, anche lui. Troppo presto. Ma seduti davanti a lui, uno a fianco all’altra, ci sono soprattutto papà e mamma. Un abbraccio e poi un bacio. Mi sento improvvisamente addosso tutto il tempo che è passato, le cose che sono successe. E mi rendo conto di essere, come età, più grande di mio padre, che si è fermato a 44, un anno in meno di me. Non l’avevo mai osservata da questo punto di vista. Non ci avevo mai fatto caso. Mi chiedo cosa avrebbe detto lui di questo periodo balordo, immagino le telefonate che mi avrebbe fatto per avere qualche notizia in più. O forse no, avrebbe come sempre aspettato che fossi io a dirgli qualcosa. Nei ventun’anni che ho passato con lui, è stato sempre così, aspettava che gli parlassi io per dirmi ciò che pensava. Non era lui a parlarmi. Tranne una volta, pochi giorni prima di lasciarci, ma magari di questo è meglio non parlarne. Rivedo quell’abbraccio e quel bacio che si scambiano i miei genitori. Rimando avanti e indietro il video, vorrei renderlo eterno, vorrei che in questo modo mamma potesse risentirne il calore. Riascolto la voce, la risata di papà. Ne riconosco i gesti, le movenze, la figura. E mi rendo conto di quante volte avrei avuto bisogno di lui, in questi ventiquattro anni e non l’ho mai ammesso a me stesso. Rivedo il video, ancora una volta.

Ma sì: stasera ceno ad una tavolata con mamma e papà, seduti di fronte a me. Che si abbracciano e si baciano, sorridendo, come riesce a fare solo chi si ama eternamente.

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