Responsabilità politiche e responsabilità personali

Per quanto sia superfluo, è il caso comunque di precisarlo: quando si parla di responsabilità da parte di Conte per la situazione in cui ci troviamo, ci si riferisce alle responsabilità politiche. Io scrivo spesso di responsabilità di Conte e del Governo, ma non mi riferisco a responsabilità personali. Conte fa l’avvocato, ha fatto studi giuridici, cosa pretendiamo possa capirne di virus e pandemie? Si è infatti affidato a tecnici ed esperti – forse un filino troppi viste le varie task force – per cercare di venirne a capo, visto che lui, su certi argomenti, rimane incompetente. Ma una responsabilità che non è politica, quanto personale, gliela attribuisco: aver spaccato in due il popolo. Fino ad un certo punto del lockdown, infatti, eravamo tutti bene o male coesi: avevamo abbastanza chiaro cosa stesse succedendo, le immagini delle bare e degli ospedali colpivano la sensibilità di tutti, eravamo abbastanza portati ad accettare le varie misure imposte dal Governo. Certo, una minima percentuale di idioti c’era comunque, ma è fisiologica e, appunto, davvero minima. Quando cambia tutto? C’è una data: il 10 aprile. Venerdì Santo. È la sera della conferenza stampa in cui Conte, illustrando l’ennesimo dpcm, attacca frontalmente Salvini e la Meloni. Da quel giorno si crea la spaccatura, anche perché vuoi o non vuoi i due obiettivi del primo ministro, ancora ad oggi mettono assieme un buon 40% di consensi nei sondaggi. Da quel momento finisce la fragile armonia fatta di canzoni sui balconi, cazzeggi social e quant’altro che, bene o male, teneva unito il popolo. Si creano da lì le due fazioni: da una parte quelli che poi, per comodità, verranno chiamati allarmisti, dall’altra, sempre per comodità, chiamati negazionisti. E non è un caso che gli allarmisti siano simpatizzanti del Governo, mentre i negazionisti siano più per i partiti di opposizione. Ovviamente non intendo dire che la totalità dei due schieramenti sia così, ma in larghissima parte sì, è del tutto evidente. Anche perché a quella conferenza seguiranno le dure risposte con conseguenti polemiche dello stesso Salvini e della Meloni, con relative esaltazioni dei rispettivi supporters. Ecco, se devo dare una responsabilità personale a Conte, penso a questa: aver diviso l’Italia quando invece era fondamentale tenerla unita. Per il resto no: al presidente del consiglio posso solo contestare le scelte politiche. Potrei al massimo dire che si è scelto i collaboratori e consulenti sbagliati. Ma peccherei di presunzione: nemmeno io ho fatto studi scientifici in materia di virus e pandemie.

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