I muratori di Brunori

Dario Brunori, che è uno che qualcosa di sinistra da dire ce l’ha eccome, in un suo brano annota come “ci siamo troppo imborghesiti, abbiamo perso il desiderio di sporcarci un po’ i vestiti” e ancora “se canti il popolo sarai sempre un cantautore, sarai sempre un cantastorie, ma ogni volta ai tuoi concerti non c’è neanche un muratore”. Basterebbero questi pochi versi, seri o meno che siano, per capire cosa sia accaduto ad una sinistra incapace di captare esigenze e bisogni di quel popolo che l’ha sostenuta per anni. Oggi la sinistra, e con lei i suoi maitre a penser, vive un’epoca di assoluto scollamento dalla realtà. L’unico obiettivo giornaliero, perché si campa molto alla giornata, è l’inseguimento di Matteo Salvini su quello stesso terreno che ha lanciato il leader della Lega: i social network. Per cui è iniziata una quasi santificazione di Giuseppe Conte, presentato come una sorta di feticcio antifascista, da contrapporre a quella macchina di consensi che è diventato Salvini, il “fascista”. Basterebbe uscire, passeggiare per strada, per accorgersi di ciò che i muratori si chiedono: “ma Conte non è quello che governava con Salvini? E adesso sta col Pd?” Ma no, invece ci si affida ai sondaggi, che rafforzano gli intenti nella battaglia contro la Lega, visto che effettivamente in un anno il calo dei consensi è stato importante. Ma in questa considerazione muore la zona comfort dei pensatori di sinistra: se ne uscissero un minuto, si accorgerebbero drammaticamente che tutto ciò che è stato perso da Salvini, è stato guadagnato da Giorgia Meloni. Un travaso sovranista. Sopra il 40% stavano Lega e Fdi messi assieme un anno fa, sopra il 40% stanno oggi. Ma si fa finta di non vedere, di non sapere. Molto più utile viene ritenuto attaccare Salvini o chi per lui. Perché in fondo il vero problema della sinistra, da quasi trent’anni, è sempre lo stesso: pensare all’avversario, dedicarsi ad una battaglia frontale contro il nemico di turno, si chiami Berlusconi o Salvini, dimenticandosi dei muratori di Brunori. Che alla fine, alle elezioni, se ne ricordano. E magari votano a destra.

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