Se le mafie sono già alla fase 5…

“Di quelli che ho fatto condannare direttamente io, ne hanno scarcerati almeno due, sicuri, per quello che so. Ma considerando che grazie anche alle mie testimonianze, in tutto sono state condannate 81 persone, non escludo che ce ne siano anche altri.”

Luigi Leonardi è un testimone di giustizia. Da dieci anni ormai contribuisce con le sue denunce alla lotta dello Stato contro i clan di camorra, fra Napoli e Caserta. Da cinque, vive sotto scorta. Nella sua vita ha subito attentati, minacce, violenze, persino un sequestro di persona. Quando ha denunciato, non avrebbe mai creduto che criminali grazie a lui condannati con sentenza passata in giudicato, potessero ritrovarsi così presto agli arresti domiciliari. Camorristi, soprattutto. Gente senza scrupoli, pronta ad uccidere per un’estorsione.  

“Queste due persone sono venute nel mio negozio, all’epoca, nella zona di San Vitaliano a Nola. Mi hanno fatto una tentata estorsione di 30 mila euro all’anno, attraverso quote fisse mensili, a cui ho detto no. Quando ho chiuso la sera il negozio mi hanno inseguito in auto, mi hanno buttato fuori strada. Mi sono risvegliato in ospedale, dove sono rimasto 42 giorni, subendo vari interventi alla testa, alla bocca e alle mani. La cosa interessante è che sono venute il giorno dopo in ospedale e hanno detto a mia madre che se io avessi denunciato, avrebbero ucciso i miei due fratelli.”

Poi cos’è accaduto?

“Poi ho deciso di chiudere il negozio dove mi era stata fatta la tentata estorsione, ho dovuto pagare quello che loro chiamarono il disturbo, perchè mi ero permesso di aprire un negozio in una loro zona senza chiedere l’autorizzazione, quindi ho dovuto dare questa sorta di obolo. Che poi mi è costato anche dopo, perchè tutti gli altri clan di zone in cui avevo i negozi, si sono presentati per incassare anche loro, per lo stesso motivo, del tipo come hai pagato loro, paghi anche noi. Dal 2002 al 2009, anno in cui mi hanno incendiato l’ultimo negozio che avevo, ho vissuto fra nascondigli, fra case cambiate ogni sei mesi, ho vissuto persino un sequestro di persona.”

Nelle case celesti, a Secondigliano…

“Si, esatto. Sono stato sequestrato da uno dei boss degli scissionisti, sempre per un’estorsione. Mi vennero a prendere al negozio alle nove di mattina e mi liberarono la notte, intorno alle 3. E sa cosa mi colpì particolarmente? Che quel boss disse ad alcuni suoi scagnozzi che mi dovevano controllare, ero in questo seminterrato fatiscente, in bagno. Gli disse di spararmi se avessi cercato di scappare, che poi mi avrebbe buttato lui.”

In che senso buttato?

“Buttato come si getta la spazzatura. Per lui io ero come immondizia. Capisce?”

Poi è arrivata la protezione dello Stato, la scorta.

“Cinque anni fa. Da allora, praticamente, vivo nell’ombra, che poi il paradosso è proprio questo, le persone perbene devono vivere nell’ombra, nascondersi e vivere nella paura, invece loro devono vivere a piede libero, gli viene garantito il terzo grado di giudizio e quando poi li fai condannare hanno diritto anche alle tutele previste dalla legge.”

Leonardi parla calmo, mantiene un tono molto neutro, quasi raccontasse di fatti accaduti ad un altro, non a lui. La sua voce cambia solo quando commenta la decisione di scarcerare i condannati per crimini mafiosi, in questo periodo di emergenza Covid-19.

“Io non ci credevo. Non credevo a quello che stavo ascoltando, quando l’ho saputo. 376 delinquenti, dopo le proteste in carcere, sono usciti dal carcere. Tra questi 376 c’erano anche boss al 41-bis. Vedi Zagaria, che per carità, è malato, ha diritto ad avere tutte le cure del caso, ma una persona come me, che crede in questa benedetta giustizia e che ha rivendicato i propri diritti andando nei tribunali, con 28 denunce e 350 riconoscimenti fotografici, che ha speso soldi di tasca propria per gli avvocati, deve leggere che questa vicenda si compie per la tutela dei delinquenti? E le vittime chi le tutela? Ma quelli che hanno deciso questa cosa, che stanno pure facendo a scaricabarile sulle responsabilità, si sono posti chiesti per un attimo le vittime come me, che hanno subito e che continuano a subire, perchè io i processi li sto ancora portando avanti e ho ricevuto nove minacce di morte negli ultimi due anni, si sono chiesti cosa possa significare per noi vedere da questa giustizia in cui hai sempre creduto, un tradimento di questa portata? Io mi sono sentito così, tradito dalla giustizia.”

La voce di Luigi risuona nella piazzetta in cui ci troviamo. In una località della Campania in cui ci ha dato appuntamento, accompagnato dalla scorta, un luogo in cui non vive, ma dove si sente al sicuro perchè, spiega “quelli che vogliono uccidermi per farlo qui dovrebbero attraversare troppi territori e pagare ogni clan delle varie zone per il disturbo. Non gli conviene, gli costerebbe troppo”. A 45 anni, vivere così non è comunque facile.

“La scorta è vista come uno status symbol, non me ne vogliano i ragazzi che fanno un lavoro straordinario per proteggermi, ma la scorta è una privazione della privacy, della libertà. Io credo che uno Stato che mette gli uomini sotto scorta, ha fallito. Perchè non è capace di assicurare la libertà a chi decide di stare dalla sua parte.”

Leonardi, poi, conferma le denunce preoccupate di Cafiero De Raho, Maresca e Gratteri: le mafie, in questo periodo di coronavirus, si stanno sostituendo allo Stato.

“Fanno da ammortizzatori sociali. Il presidente del Consiglio Conte è passato alla fase 2, le mafie sono già alla fase 5. All’inizio si sono infiltrate nella rete di solidarietà, distribuendo aiuti alimentari nei quartieri più poveri. E cosa facevano, segnavano il nome di chi accettava gli aiuti. Questi elenchi verranno buoni alle prossime elezioni, quando si andrà a cercare il voto. Sono vere e proprie liste elettorali. Ora invece sono passati ad un livello superiore, quello di affiancamento alle imprese in difficoltà. Le mafie hanno grande liquidità, solo dal traffico di stupefacenti la ‘ndrangheta ha incassato 17 miliardi lo scorso anno. E quei soldi verranno reinvestiti nelle aziende in difficoltà, soldi che avranno in poche ore, altro che la burocrazia statale. In questo momento i notai hanno bloccato i protesti, ma prima o poi dovranno sbloccarli. E quando accadrà, ci saranno tantissimi imprenditori che non riusciranno a coprire i titoli e gli assegni che hanno in giro. A quel punto interverrà la criminalità organizzata, dando a usura i soldi necessari. Ma attenzione: solitamente l’usura applica tassi mensili del 20 o 30%. In questo caso si parla dal 5 all’8%. Per rendere più appetibile la ciambella di salvataggio.”

E gli imprenditori pur di non fallire accettano…

“Certo, ma questa è l’anticamera della fase successiva. Quella cioè in cui Cosa Nostra, la ‘ndrangheta e la Camorra, quando gli imprenditori non riusciranno comunque a pagare, entreranno in possesso di aziende pulite, di persone perbene, che diventeranno funzionali al riciclaggio di denaro sporco. E’ un affare che vale miliardi.”

Magari però ci sarà qualche altro imprenditore che denuncerà…

“Ma mica è facile. Io se tornassi indietro rifarei tutto, ma ogni tanto il dubbio su chi me l’abbia fatto fare mi assale. E’ necessario che con le imprese, come con chi denuncia, lo Stato si comporti davvero come il buon padre di famiglia. Io da imprenditore, vessato dalla criminalità, ho usato l’unica arma che mi era concessa, quella della denuncia. Ma lo Stato deve difenderci, tutelarci, non mi deve dare l’idea che questo è un Paese che tutela i truffatori e che lascia liberi i mafiosi. Altrimenti quelli che denunceranno saranno sempre di meno…”

E invece di imprenditori coraggiosi, questo Paese ne avrebbe davvero tanto bisogno.

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