Ce lo chiede l’ISS…

Stava accadendo. L’ultima conferenza stampa di due giorni fa del premier Conte, stava duramente minando la fiducia nel primo ministro e nel Governo in generale, dopo due mesi in cui qualunque cosa avesse detto, gli italiani in larga parte avrebbero annuito: “giusto, ha ragione, è vero.” Tutti buoni a casa, anche giustamente, ma con un evidente fiorire di simpatie per Conte, testimoniato anche dai sondaggi. E se poco poco qualcuno si alzava ed obiettava nel merito dei provvedimenti, anche circostanziando, veniva nella migliore delle ipotesi accusato di essere salviniano o melonista. Nella peggiore, direttamente di essere fascista. Questo fino alla conferenza stampa di domenica sera, in cui Conte ha annunciato la fase 2 dell’emergenza. Quella che inizia il 4 maggio. Nelle successive 24 ore, infatti, a parte il delirio di precisazioni pervenute da Palazzo Chigi, a confermare anche ai più intransigenti che no, Conte non è dotato di chiarezza nell’esposizione, che è altro dal saper parlar forbito, sono piovute critiche da ogni dove. Il clima da luna di miele col premier, sui social, è completamente sparito, ribaltato. Si fosse potuto realizzare un sondaggio su gradimento e fiducia nel premier, nella giornata di lunedì, sarei stato pronto a scommettere su un calo di consensi di almeno 20 punti. Si è in pratica verificato in pieno, ciò che in parte iniziava a serpeggiare nella settimana post Pasqua, quando le prime indiscrezioni sui contenuti della fase 2 iniziavano a circolare e con essi i primi mugugni. E già lì il Governo, cui va riconosciuto un’indubbia capacità di analisi degli umori del popolo attraverso un attento ascolto dei social, trovò modo di calmare le acque, permettendo un’intervista sul Corriere della Sera, il più importante quotidiano nazionale, ad uno dei suoi tecnici, il dott. Urbani, che raccontava candidamente come a gennaio il Ministero della Salute avesse già pronti alcuni scenari legati al Covid, il più fosco dei quali prevedesse centinaia di migliaia di vittime. Ora, ci sarebbero state tante cose da chiedere al dott. Urbani alla luce di quella dichiarazione, una fra tante come sia stato possibile, allora, che con tali prospettive si sia scelto di mandare due tonnellate di mascherine in Cina, pochi giorni prima dello scoppio del focolaio di Codogno, ma non è questo il punto. Ciò che interessa far notare è come, attraverso una dichiarazione non politica, ma tecnica, ergo di uno degli esperti sul tema, il Governo abbia invitato a tenere alta la soglia dell’attenzione, sul rischio e sulle conseguenze. Facendo dire ad un tecnico che uno degli scenari previsti ipotizzava morti a centinaia di migliaia, il Governo lanciava un messaggio: “grazie a noi non è successo, continuate a fidarvi.”

Ecco, quanto accaduto con Urbani è un’avvisaglia di quanto accaduto oggi. Perché stavolta il malumore su quanto si verificherà dal 4 maggio in poi, dopo domenica non si è limitato a serpeggiare: è esploso. In tutto il suo fragore, al punto che in continuazione, da Chigi o da fonti governative, arrivavano precisazioni, chiarimenti sui contenuti del nuovo dpcm. E con esponenti dello stesso Governo che finivano col contraddirsi a vicenda, vedi questione take away, con Conte che la annunciava come possibile dal 4 maggio e Patuanelli, il ministro dello sviluppo economico, non esattamente l’ultima ruota del carro, affermare invece da Porro che sia possibile solo dal 18 maggio. Su tutti i social il clima percepito ieri era da rivolta sociale. Ed è successo di nuovo: stesso schema, ma questa volta, vista la dimensione della protesta che stava montando, molto più in grande. Sulla prima pagina di un organo di stampa non certo ostile al Governo, il Fatto Quotidiano, campeggia oggi il titolo: “Se si riapre tutto, collasso in un mese. Lo scenario ISS dietro la prudenza di Conte.” Seguito da 4 punti, che poi sono tutte le consuete stilettate a Salvini, dal Trivulzio a Bertolaso. Ovviamente all’interno un approfondimento del documento in esclusiva avuto dall’Istituto Superiore di Sanità, che legittima e spiega il perché delle scelte di Conte. Cito solo l’occhiello: “Con le scuole in funzione, una nuova ondata è certa.” E con un tocco di classe innegabile: in un angolo, un sondaggio di Demopolis: “Gli italiani sono per il blocco” con un diagramma che riporta un 81% di persone favorevoli alle misure. Per un attimo ho pensato che il sondaggio, ieri, qualcuno lo avesse fatto davvero e che se davvero l’81% degli intervistati era favorevole, allora la mia percezione sugli umori del web fosse sbagliata. Poi ho letto meglio: “l’81% degli italiani condivide il prolungamento delle misure FINO AL 3 MAGGIO” Straordinario, tanto di cappello. Ma a parte questa finezza, il punto è un altro: ancora una volta il Governo non si espone con scelte politiche, ma manda avanti tecnici. E questa volta, vista l’urgenza, direttamente l’ISS. In pratica, gioca il jolly.

Ora, premessa fondamentale. Sicuramente chi scrive ne sa meno dell’ISS e non ha motivi di pensare ad incapacità o malafede nell’Istituto Superiore di Sanità. Però, magari, una capacità di lettura dei fatti, non eccezionale, ma che rientra diciamo nella media nazionale, ritiene di averla. E oltre a non poter non notare la strategia comunicativa già ampiamente illustrata, non possono che sorgere anche alcune domande: l’ISS lancia l’allarme. Richiama all’ordine.

Ma l’ISS chi? Quello che diceva che non bisognava fare i tamponi per il Covid se non fossero accertate circostanze di contatto diretto con la Cina e che se non fosse stato per l’intuizione di un’anestesista di Codogno, non avremmo mai scoperto il paziente 1? Ma l’ISS chi? Quello che diceva di non fare test a tappeto e chi se ne è fregato e li ha fatti, ha isolato e identificato i soggetti infetti e asintomatici, veri untori in tutta questa vicenda, riuscendo in questo modo a contenere la diffusione del virus? Ma l’ISS chi? Quello che diceva che in caso di febbre e sintomi da Covid, bisognava stare a casa e chiamare il 112, dove ti dicevano di prendere la Tachipirina e Dio solo sa quanta gente è morta così, in casa, senza che nessuno ne sapesse nulla, mentre quelli che se ne sono fregati e sono andati al pronto soccorso, si sono salvati? E tutto questo, sia chiaro, non per incapacità o irresponsabilità dell’ISS, ma perché lo stesso riceveva e applicava i protocolli dell’Oms. Su cui, prima o poi, bisognerà seriamente interrogarsi. Ecco, magari è vero: è giusto ancora stare tutti sigillati in casa, limitare al massimo gli spostamenti. Evitare il ritorno della catastrofe. Dopo il “ce lo chiede l’Europa” oggi è il tempo di “ce lo chiede l’ISS.”

Ma chiedo perdono se la fiducia nei tecnici, quando c’è di mezzo la politica, non è più così cieca.

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