Ha ragione Mentana.

Lo dico subito, sin dal titolo e per essere chiaro, senza ipocrisia: ha ragione Mentana.

Riassunto delle puntate precedenti. La sera del 10 aprile, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte parla agli italiani, come diverse volte ha già fatto durante questo periodo di lockdown. Lo fa in diretta tv, sui sette o otto canali collegati, fra i quali il Tg di La7 condotto in studio, come sempre, dal direttore Enrico Mentana. Il discorso di Conte è previsto per spiegare agli italiani chiusi in casa ormai da un mese che il periodo di clausura non è finito, che si dovrà arrivare a dopo il primo maggio. Durante queste comunicazioni, il premier censura duramente l’opposizione, attaccando con nomi e cognomi Matteo Salvini e Giorgia Meloni, colpevoli di aver diffuso fake news su una fantomatica firma e attivazione, da parte del Governo italiano, del famigerato Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, uno strumento salvastati che, però, chiede in cambio onerosi impegni da parte di chi lo sottoscrive. Un atto, peraltro, che pochi giorni prima Conte aveva allontanato con altrettanta durezza e decisione. Sulla vicenda una personalissima considerazione: l’Italia non ha mai firmato per l’attivazione del Mes, pur essendo in una condizione in cui, questo strumento, rimane fra le possibilità. Quindi sì, che l’Italia avesse firmato era una fake news, ma no, non è escluso che lo debba fare, anche perchè fra i sostenitori del Mes c’è, incidentalmente, l’attuale ministro all’economia Roberto Gualtieri. Cosa accade, però, al termine della conferenza stampa di Conte? Mentana, con un certo disappunto, afferma che se avesse saputo prima che Conte avrebbe attaccato in quel modo l’opposizione, non avrebbe mandato in onda quella parte. Apriti cielo. Da ogni dove, soprattutto sui social, a Mentana arrivano accuse di censura. Una censura che, peraltro, nei fatti non c’è stata, visto che l’integrale del discorso di Conte è andato regolarmente in onda su La7. Viene ipotizzata l’idea, quindi, della censura. Una tempesta social e non solo. Tanto più che nella giornata di ieri, Palazzo Chigi emette un duro comunicato, diretto in fronte a Mentana, cavalcando di fatto le accuse di censura. Il direttore legge integralmente e senza commentare, durante il Tg, la nota di Chigi, riservandosi poi, solo alla fine, cinque minuti per rispondere a braccio. Questi i fatti. Torno al titolo: ha ragione Mentana. Quello che, infatti, sta sfuggendo a tutti gli accusatori, è la sede in cui il tutto è avvenuto. Conte ha usato un momento di massima attenzione, visto che da ore gli italiani attendevano un suo intervento, per entrare in quella che è una pura e semplice polemica politica. Conte, però, deve capire che è il presidente del Consiglio, non un semplice esponente di partito di maggioranza. Da quel pulpito stava parlando il capo del Governo, in un momento drammatico e doloroso. E lo stava facendo rivolgendosi a tutti gli italiani, non solo ai propri sostenitori. Questo significa che Conte non doveva rispondere a Salvini e Meloni? Assolutamente no, ne aveva e ne ha tutto il diritto e facoltà. Ma non lì. Gli attacchi e le fake news, che lui ha accusato, sono arrivate dai canali social. I canali social vengono usati in linea di massima per parlare a chi li segue. Ai propri sostenitori. Poi, ovviamente, si diffondono, ma non fanno mai il percorso inverso: la disparità è evidente. L’obiezione: da mesi Salvini e la Meloni attaccano il Governo dalle tv e dai social. Verissimo. Ma a parte che il ruolo dell’opposizione è quello appunto di fare opposizione, va detto che ogni canale social ha un suo pubblico, ogni trasmissione tv ha un suo share: mai questo pubblico e questo share coincidono con la totalità, o presunta tale, degli italiani. Conte avrebbe potuto rilasciare un’intervista, emettere una nota stampa, pubblicare un video sui propri canali social. Figurarsi se la stampa tutta non avrebbe dato spazio ad una polemica, Governo-opposizione, svolta in questi termini. Ci sarebbe stata sopra per giorni. Così facendo, Conte avrebbe in pratica giocato sullo stesso campo dell’opposizione. Invece, in questo modo, non solo non ha giocato sullo stesso campo, ma ha addirittura cambiato sport. Per giunta, sostiene Conte che quella sua presa di posizione fosse dettata dall’idea di non dividere il Paese in questo momento difficile. Devo dirlo sinceramente: non ho mai visto il Paese così diviso, in questa quarantena, come l’ho visto dal 10 aprile in poi. Perchè è evidente che ora da una parte ci siano i sostenitori della coppia Salvini-Meloni e dall’altra il resto d’Italia. Tornando alle accuse di censura a Mentana. I soliti fenomeni da web, hanno voluto equiparare ciò che ha fatto Conte, con ciò che ha fatto lo stesso Mentana ieri sera. A parte che uno fa il presidente del Consiglio e l’altro il direttore di una testata giornalistica, ma è evidente che il paragone non possa reggere. Com’è evidente che, in casa propria, da privato qual è, al contrario di Conte, Mentana si possa prendere tutto il tempo necessario a rispondere ad un’accusa precisa che gli è stata mossa. Conte, la sera del 10 aprile, non era a casa propria. Faccio anche notare come il tempo che Mentana abbia dedicato alla lettura della nota stampa di ieri da Palazzo Chigi e quello per la sua risposta, siano più o meno uguali, circa cinque minuti. Una sorta di par condicio. Quasi ridicole, invece, mi sembrano le accuse di Salvinismo rivolte allo stesso Mentana: è il direttore del tg di un’emittente che ospita quella che è forse la trasmissione più intelligentemente antisalviniana che ci sia oggi, Propaganda Live. Di cui, peraltro, spesso è ospite. Infine consentitemi una precisazione: non è vero che un giornalista debba lasciare dire ciò che si vuole, a prescindere. Faccio un esempio estremo: se Conte a metà conferenza, si fosse messo a bestemmiare tutti i santi di aprile, i giornalisti avrebbero dovuto tranquillamente lasciarlo andare in onda, al fine di evitare accuse di censura? Non diciamo cazzate. Agli occhi e alle orecchie di Mentana e non solo alle sue, quello che ha detto Conte l’altra sera è stata una bestemmia: istituzionale e non religiosa.

Tutto qui.

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