Il salvadanaio delle cose cazzute

La solitudine, in quarantena, è una cosa terribile. Passi la giornata a ciondolare per casa, a mangiare ogni tre ore come un neonato, organizzi visite guidate al soggiorno, alla cucina, alla camera da letto. Sono fortunato ad avere un balcone, in modo da permettermi anche l’ora d’aria. Un detenuto in un carcere di massima sicurezza, più che altro. Ovviamente con molte più comodità, ci mancherebbe, ma comunque un recluso. Certo, esco quelle due o tre ore per lavoro, ma neanche tutti i giorni. Posso andare a fare la spesa, ma non sarebbe responsabile presentarmi a fare la fila ogni giorno. Per dire, da giovedì mattina che sono tornato da un collegamento in diretta per Mattino Cinque, ad ora, praticamente domenica sera, sono uscito due volte: per fare la spesa, appunto e per buttare la spazzatura. Facendo un rapido calcolo, 71 delle ultime 72 ore, le ho passate chiuso in casa, da solo, qui a Roma. Ora, organizzarsi, in una situazione del genere, non è per nulla semplice. Che cazzo fai tutto sto tempo? Come lo impieghi? Intanto sto imparando a cucinare, che non è un qualcosa che nella mia vita avrei mai immaginato di poter fare. Poi leggo e a tal proposito, due consigli: I figli del debito di Francesco Vecchi e Ogni parola che sapevo, di Andrea Vianello. Leggeteli e poi mi direte. Guardo molta tv, ma capiamoci: se lavori in tv, se il tuo lavoro ti porta a guardarne molta di tv, prima o poi un po’ di nausea ti assale. Soprattutto in questo periodo, in cui la vicenda Covid ci tiene tutti incollati per sapere gli ultimi aggiornamenti, le ultime notizie. Poi giro quegli stupidi tutorial che ogni tanto pubblico sulla mia pagina facebook: un’oretta mi passa così. E poi tanto spazio ai pensieri, alle valutazioni, alle idee, ai progetti. Fateci caso: le idee più brillanti, le cose più fighe da poter fare, vi vengono in mente quando non le potete fare. E’ un po’ come quei politici che per quando stanno al Governo, non risolvono nulla, vanno all’opposizione e si riscoprono depositari delle ricette per ogni male, salvo poi dimenticarle magicamente appena tornati al potere. Stessa cosa noi: quante cose belle, da fare, vi sono venute in mente in questi giorni di reclusione forzata? Ci vorrebbe il salvadanaio dei progetti: una cosa che ci metti dentro le cose da fare, quelle cazzute e che puoi rompere appena hai la possibilità di farle. Che sò, una passeggiata al parco, al mare, in montagna. Direte, sono queste le cose cazzute? Immagino che per voi queste siano cose banali, per voi cazzuto è andare alla grande muraglia cinese e percorrerla per chilometri camminando all’indietro. No, quelle per me non sono sono cose cazzute. Le cose cazzute per me sono quelle che potresti fare ogni giorno e che non fai. Vai a capire perchè. Ecco, uno dei tanti propositi che metto da parte, in questa quarantena, è proprio il fare cose cazzute. Banali. Che poi, se ci pensiamo bene, oggi e in questa situazione, sono quelle che ci mancano di più.

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